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Yogi Berra, una vita di frasi celebri AUTORE: Yeray S. Iborra 8 agosto 2016

Yogi Berra, una vita di frasi celebri

Il catcher (il ricevitore) americano Yogi Berra, leggenda del baseball degli anni ’50, soprattutto nei New York Yankees, passerà alla storia, oltre che per aver dato il suo nome al famoso orso Yogi, per aver applicato al baseball la sua filosofia, rendendo la sua vita un susseguirsi di frasi celebri.

Lawrence Peter Berra, detto Yogi Berra (Missouri, 1925 - Montclair, 2015), nel mondo del baseball è stato sempre considerato un tipo simpatico. Nei diciannove anni che passò nella MLB, il maggior campionato di baseball americano, non ha mai smesso di sorridere. I tratti del viso, che ostentavano una perenne aria furbesca (la vita a St. Louis non doveva essere proprio facile), le orecchie a sventola e un bel nasone, di certo non nascondevano le sue origini italiane.

Berra è stato per molti anni l’americano tipo: immigrato e lavoratore che ha fatto carriera in società. Ha sempre suscitato l’ammirazione dei fan, ed è stato sempre presente sulla scena pubblica americana.

Berra non ha mai avuto un fisico spettacolare (bassino anche se robusto, gambe potenti); quello che gli permise di entrare nella Hall of fame e che gli valse il riconoscimento del ritiro del suo numero di maglia (8) nei New York Yankees (oltre a uno stadio e a un museo in suo onore), fu la sua capacità di comunicazione.

Yogi, che si guadagnò questo soprannome per il modo in cui si sedeva dopo le partite (gambe e braccia incrociate, la classica posizione yoga), ha sempre dimostrato di avere una visione molto peculiare della vita, dentro e fuori dal campo: per parlare con i suoi compagni di squadra o, in seguito, per comunicare con l’allora nascente stampa negli anni in cui fu manager degli Yankees o dei Mets.

Tale fu la sua forza mediatica alla fine degli anni ’50 e nei ’60 che ispirò il nome dell’orso più famoso d’America, Yogi, il cartone animato ruba-merende del parco di Yellowstone (si mormora che Hanna-Barbera, la casa produttrice che creò la serie, fu denunciata per “uso indebito” del nome).

“Non è veramente finita finché non finisce”, “La metà delle bugie che dicono su di me non sono vere”, “Se non mi fossi svegliato, starei ancora dormendo”, “Ho sempre pensato che il record sarebbe resistito finché qualcuno lo avesse infranto”, “Il gioco non è finito finché non finisce”, sono solo alcuni dei suoi celebri “yoghismi”.

Tra lo humour e l’esistenzialismo –i suoi fan non sapevano mai se parlava sul serio o se scherzava– Berra è stato sempre un grande appassionato di paradossi. I suoi aforismi divennero così famosi che negli anni ’90 furono addirittura raccolti e pubblicati in un libro: Il libro di Yogi: non ho detto tutto ciò che ho detto. Le sue frasi ci sono così familiari che fanno ormai parte del nostro linguaggio quotidiano.

Yogi Berra è morto nel settembre scorso; ha speso i suoi quasi 90 anni a parlare del baseball e della vita, anche se, per lui, non c’è mai stata troppa differenza tra le due cose.

 

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