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Il mercato di Panama: un viaggio dei sensi AUTORE: Yeray S. Iborra 20 luglio 2016

Il mercato di Panama: un viaggio dei sensi

Se si vogliono gustare aragosta, polpo, calamari marinati in ceviche o grigliati, a Panama non c’è posto migliore del Mercato del Pesce: prodotti locali, freschi, consumati appena tagliati e sul momento… Qualcosa di più di un semplice mercato.

Si è svegliato presto, ancora stanco per la lunga giornata trascorsa. I frutti di mare e il pesce non aspettano. Si avvicina, al sorgere del sole, al Centro Storico di Panama. “Un dolita”, gli dice il tassista col suo accento canterino, chiedendo poco più di un dollaro come compenso per averlo lasciato alla fine dell’Avenida Balboa e del lungomare, dove si trova il Mercato del Pesce.

Quando Julio chiamiamolo così, attraversa l’entrata sulla quale campeggia la bandiera panamense, con su scritto “Panama-Giappone”, per gli accordi commerciali tra i due paesi, il posto già odora di pesce. Sono già arrivati i primi carichi.

Da quel momento il mercato si scatena e Julio deve affrettarsi a prendere i prodotti necessari per rifornire il suo banco.

Quelli che arrivano per primi sono i ristoratori della zona, che sanno già quali sono i loro fornitori preferiti (ci sono fino a 69 banconi, piccoli cubicoli rettangolari). Man mano che la città si sveglia arriva la gente del posto. Ed i turisti. Riconoscibili per il loro spasmodico guardarsi intorno: girano la testa da un lato all’altro, indossano il panama, il tipico cappello di paglia con la fascia marrone, che avranno appena comprato da qualche parte. Storditi dalla velocità del Mercato.

“Corviiiiiiiiiiiiiina, corvina buona, non costa niente!”, si sente non appena si entra. Tutti offrono gridando il loro prodotto come il migliore (e forse lo è).

Gamberi, calamari, vongole, polipetti. E, ovviamente, cevichito, il pesce marinato con mooooolto lime. I banchi si svuotano rapidamente. I carretti trasportano i prodotti da un lato all’altro, offrendo alla vista pesci e molluschi brillanti e profumati.

Nessuno esce da lì senza aver mercanteggiato un po’. Il rumore di tutte queste conversazioni riempie ogni angolo del mercato, che ha la forma di un quadrilatero. O di un ring: chissà se qualcuno potrà mai competere con la furberia dei panamensi.

Una volta superata la prova, quando finalmente si è riusciti a comprare quello che si voleva ci sono due opzioni: 1. cucinarlo a casa; 2. darlo ai cuochi del ristorante del mercato e farselo preparare con patate o banane fritte, con yuca, riso…

mezzogiorno sembra che sia passato un ciclone: sui banconi non resta altro che il ghiaccio. Julio chiude bottega al tramonto: oggi è riuscito a vendere quasi tutto il pesce. Si è perfino cimentato con l’inglese: il Mercato diventa sempre più un’attrazione turistica.

Gli resta ancora un po’ di energia per andarsi a mangiare un ceviche – o un guacho de mariscos, un risotto di mare – con i suoi amici in una bancarella affianco al mercato: una partita Colombia-Cile è sempre una buona occasione per una serata in compagnia.

 

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