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Elogio alla lentezza FONTE: santiver AUTORE: Santiveri 25 giugno 2018

Elogio alla lentezza

In ogni rivoluzione tecnologica l’uomo ha presagito un futuro più o meno prossimo in cui le macchine avrebbero sostituito il lavoro dell’uomo e la parola “fretta” sarebbe finalmente scomparsa.

Contrariamente a queste previsioni, il ritmo del mondo sembra accelerare ogni giorno di più. Carl Honoré, nel suo saggio “Elogio alla lentezza: sfida al culto della velocità”, spiega che saper diminuire il ritmo sul posto di lavoro ha un’importanza vitale sia per la nostra produttività sia per la nostra felicità.

La domanda è: Dov’è finita l’“Era del dolce far niente”? Perché continuiamo a lavorare così tanto?

Per rispondere a questo dilemma, Honoré spiega che “la maggior parte della gente concorda sul fatto che il lavoro sia un elemento positivo per le nostre vite. Può essere divertente e può arricchirci. A molti di noi piace il nostro lavoro, con le sue sfide intellettuali, lo sforzo fisico, la socializzazione, lo status… Ma permettere che il lavoro prenda il sopravvento sulla nostra vita è una follia.”

Perché ci sono molti aspetti importanti nelle nostre esistenze che meritano tempo: gli amici, la famiglia, le passioni, il riposo… Per evitare che tutti questi ambiti si sovrappongano in una lotta contro il tempo, il movimento Slow sta dirigendo la sua battaglia sulle ore che passiamo sul posto di lavoro.

Un esempio da prendere in considerazione è quello della Francia, che ha fissato una settimana lavorativa di 35 ore (gli straordinari si recuperano con giorni di ferie).

Il risultato è che per molti francesi il fine settimana inizia già il giovedì o finisce il martedì. I lavoratori usano questo tempo per riposare o per allargare i loro orizzonti. Infatti, le attività artistiche e musicali o le iscrizioni in scuole di lingue straniere, sono aumentate significativamente.

Inoltre, chi dispone di tempo libero spende di più in attività ricreative, rendendo necessaria la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore dell’intrattenimento.

E rispetto alla qualità del lavoro, Emilie Guimard, economista parigina, parlando del suo nuovo orario di lavoro, dalle 8 alle 3 del pomeriggio, afferma che “quando si è rilassati e felici nella vita personale si lavora meglio. Molti di noi, che lavoriamo in ufficio, sentiamo che siamo più efficienti sul lavoro di quanto non lo fossimo prima.”

Dagli inizi della rivoluzione industriale la norma è stata pagare le persone per il tempo che passano al lavoro, più che per quello che producono.

Forse è arrivato il momento di chiedersi: cosa succederebbe se cominciassimo a premiare gli obiettivi raggiunti, piuttosto che il tempo impiegato per raggiungerli?

Ci piacerebbe saper cosa ne pensi. Credi che una maniera di lavorare più flessibile aumenterebbe la qualità della vita delle persone? Lasciaci il tuo commento.